E’ ora, staranno già aspettando.
Non so ancora se questa idea che abbiamo avuto Jorge ed io, di ispirarci a una persona reale per i nostri racconti invece di usare i classici temi da gruppo di scrittura, sia geniale o assurda, però mi affascina.
Eccoci qui, su Facebook, tra un paio di miliardi di facce. Vere, finte, chi può dirlo? Finte che sembrano vere, vere che sembrano finte. In fondo è anche per questo che abbiamo deciso di usare Facebook, qui ci sono tutti, persone reali, immaginarie, fake, identità alternative.

Io stesso non potrei scrivere i miei racconti col pensiero che un cliente prima di incontrarmi mi googoli e trovi quello che scrivo, delitti cupi, efferati, anche se mai impuniti. Per questo ho scelto Sherlock come avatar, il deus ex machina per eccellenza, che elimina il disordine dell’universo catturando i criminali, i generatori del caos. Per questo amo tanto i gialli, e certe atmosfere al confine tra luce e ombre.

A pensarci meglio, questo del personaggio della settimana forse è stato un colpo di genio, scriviamo un racconto ciascuno, ed è molto più interessante ispirarsi a scorci di vita ritagliati da Facebook, frammenti, legami di amicizia veri o virtuali, una foto, un like a una pagina, e da lì immaginare e costruire una storia, una storia in cui ci sia un segreto inconfessato, un crimine, un peccato di gioventù, un tradimento… Penitenziagite! Fate penitenza, tutti voi peccatori. Un gioco inesauribile e incredibilmente affascinante.

E per me, davvero, scrivere è, se non una penitenza, certamente catartico. Vivo immerso in questo mondo fatto di modernità e tecnologie, grandi aziende multinazionali, viaggi di lavoro e teleconferenze, ma in profondità, questo mondo segue logiche arcaiche come una gilda medioevale, i veleni viaggiano per posta elettronica come i virus informatici, e per eliminare un rivale scomodo o un concorrente si ricorre ancora agli stessi mezzi di secoli fa, quando anziché una mail si usava una stilettata, e si lasciava la vittima in un rigagnolo.

Finalmente si comincia, e il primo a scegliere sono io. Niente di banale come personaggi noti, o omonimi di personaggi storici, e niente stranieri magari di paesi improbabili, no, il soggetto migliore è qualcuno vicino, molto vicino. Una donna bella e triste, un marito ricco, una casa sul lago. E’ tutto perfetto, non serve altro.

Bene, entro in Penitenziagite e si comincia. “Benvenuti al nostro gioco, cari amici! Il personaggio della settimana è “Dalia Parenti”, ecco il link al suo profilo e, come da regolamento… nessuna regola! Buon divertimento!”

Il gioco inizia e, anche oggi, non si può fare a meno di Sherlock. Non ha niente da difendere, nessuna alleanza da tutelare, nessuna cordata da assecondare. I potenti bussano alla sua porta senza conoscerlo, e se ne vanno senza amarlo. La lama del suo coltello recide le trame degli inganni, e apre la strada alla luce impietosa ma imparziale della verità.

E cercando la verità, scava soprattutto dentro se stesso.

 

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Una risposta a "CAPITOLO 1: SHERLOCK HOLMES"

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