“Pronto?”
“Guido… qualcuno sa…”
Guido si scusa con l’aspirante stagista che sta seduto all’altro lato della scrivania e si alza di scatto. Resiste a un breve capogiro, respira a fondo per calmare il battito cardiaco, no, non è un infarto, si ripete, solo la solita ansia, poi attraversa con passi rapidi l’open space quasi deserto. Solo i ticchettii di un paio di mouse rompono il silenzio: è estate, sono quasi tutti in ferie. Va a chiudersi nel bagno degli uomini, in fondo al corridoio.

“Dalia, che succede? Perché non usi la chat? Avevamo detto di non telefonarci finché le cose non si fossero…”
“Lo so, perdonami, ma… credo che qualcuno ci abbia visto…”

Guido socchiude la porta del bagno e controlla il corridoio. È deserto, ma da qualche giorno non può fare a meno di sentirsi osservato, sempre.

“Stamattina ho googolato il mio nome” continua Dalia “lo faccio ogni tanto, sai, per vedere che succede ai miei articoli, se vengono commentati, se qualche blog li riprende… e ho visto una cosa…”
“Cosa, Dalia, cosa? Mio Dio, che incubo…”
“Una pagina Facebook che parla di me… di noi, della nostra storia…”
“No, Dalia, è impossibile… stai diventando paranoica. Dove sarebbe questa pagina?”
“Cercala, si chiama Penitenziagite”
“Eh??? E che cazzo vuol dire? Dalia, ti prego, non perdiamo la testa…”
“Non la perdo affatto, tu ascoltami!” urla sottovoce Dalia “È un motto eretico, c’è anche nel nome della rosa. Vuol dire pentitevi, espiate, qualcosa del genere”.
“Come dicevo, sei paranoica. C’è di tutto in rete, che c’entra con noi?”
“Vai a vedere, ti dico! È una pagina pubblica e fanno il mio nome. Proprio il mio, Dalia Parenti, di Milano, giornalista. E parla di te, di noi… sanno della nostra storia… sanno un sacco di cose…”
“Ascolta… scommetto che c’è una spiegazione. Ora vado a vedere. Però non dobbiamo telefonarci… dovessero un domani controllare i tabulati…”
“Ti ho intervistato, no? È nero su bianco. Si sa che ci conosciamo. Senti… a me pareva proprio che nessuno ci avesse visto sul lago… la casa è isolata. Pensi che qualcuno possa averti visto mentre andavi a Lugano? Oppure al ritorno in treno? Prova a pensarci…”
“No, non mi sembra… non lo so… non so più niente… vorrei solo non aver mai…”
“Non avermi mai incontrata, giusto?”
“Non aver fatto quello che abbiamo fatto. Va bene così?”
“Ascolta… dobbiamo liberarci della lucertola…”
“Cosa???”
“La lucertola… il fermacarte… era sporco di sangue… se dovessero sospettarci e fare esami approfonditi…”
“No, ti prego! Non devi tornare là! Potrebbero vederti!”
“Non preoccuparti, farò tutto di notte. È casa mia, non c’è nulla di strano che ci vada, no? Lo getterò nel lago, non lo troverà nessuno. Nessuno cercherà nel lago, cercheranno in Svizzera. Ma quando lui verrà dichiarato scomparso, ho pensato che potrebbero controllare la casa… non so, spero di non sbagliare…”
“Ok, ok scusa. Cerchiamo di non perdere la calma. Stai molto attenta, ok? Piuttosto, non è ora di avvertire qualcuno? Di mostrarti preoccupata? È normale che un marito all’estero non chiami per due giorni?”
“Mio marito non era molto affettuoso e lo sanno tutti. Comunque ho già fatto due chiamate a vuoto sul suo cellulare. Tra un paio di giorni denuncerò la sua scomparsa.”
“Va bene. Ma cerchiamo di non telefonarci, ok?”
“Va bene… Guido?”
“Devo andare. Sì?”
“Guido, ti amo. Nonostante tutto.”

Guido riattacca senza rispondere. Si osserva nello specchio del bagno, la solita camicia, il solito maglione, lo sguardo che varie donne hanno definito limpido, i pochi segni rimasti dell’acne che tanto l’aveva fatto soffrire da adolescente. Eppure non è più lui. Ora è un uomo che ha ucciso un altro uomo, anche se non voleva, non aveva mai voluto. Come quell’altra volta… no, meglio non pensarci. Ci sono già troppe cose a cui pensare, ora. Cerca di ricomporre il suo volto in un’espressione serena e torna alla scrivania. L’aspirante stagista e’ ancora lì.

“Mi scusi, una telefonata urgente. Dunque, riprendiamo… le sue aspirazioni?”

Gli aveva già fatto quella domanda, ma l’aspirante stagista é troppo ossequioso per farglielo notare e risponde di nuovo, allo stesso identico modo. Ma non importa, tanto Guido non lo ascoltava prima e non lo ascolta ora.

“Il suo curriculum è interessante, la contatteremo eventualmente in settembre”

Rimasto solo davanti allo schermo del pc, Guido cerca di ricordare quella strana parola…ah, sì… Penitenziagite. Dalia Parenti Penitenziagite, digita.
Ne esce una pagina Facebook, sullo sfondo le fiamme dell’inferno, in home page un post.
“Benvenuti al nostro gioco, cari amici! Il personaggio della settimana è Dalia Parenti, ecco il link al suo profilo e, come da regolamento… nessuna regola! Buon divertimento!”
L’autore é un certo Sherlock, chiaramente un fake. Collegate alla pagina altre pagine, tutti pseudonimi letterari, tutti fake.
Apre il racconto pubblicato poco sotto il post, lo legge, sospira. È rimasto ormai solo in ufficio, chiama Dalia.

“Ho letto”
“Allora?”
“Mah… non so che dire. Sì, è molto strano. Davvero molto strano. Spero tanto sia una coincidenza, una di quelle cose senza senso…”
“Una coincidenza?”
“Sì, spero tanto sia, non so, un gioco, uno scherzo…”
“Guido, hai letto il mio nome? Hai letto il racconto? Questa persona, o queste persone, non scherzano affatto”.

 

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