“Lizard. Progetto Lizard”

Le dita di Dalia corrono frenetiche sulla tastiera virtuale dello smartphone, mentre scrive un messaggio a Guido sulla chat non intercettabile che lui le ha fatto installare ancora prima che succedesse il fattaccio. Prudente, Guido, che evidentemente non aveva nessuna voglia di ritrovarsi coinvolto in una causa di divorzio; troppo prudente, ora, per i gusti di Dalia.

“Non dovresti scrivermi”, le risponde, infatti, “È vero che la chat è sicura, ma…”

“La polizia è stata qui, e hanno trovato una cosa…” i quattro secondi di pausa fanno capire a Guido che si tratta di qualcosa di grosso “…che non mi aspettavo”

Perché, cosa ti aspettavi? Ma non è il caso di interromperla. Ecco, riprende: “I poliziotti hanno trovato dei documenti. Riservati. Cose su un progetto della Pharmacras per una ricerca militare” “Militare?” “Per creare un supersoldato. Inventare dei farmaci e delle protesi che facciano diventare più forti, più veloci, vedere al buio…e poi… quelli hanno pubblicato un altro racconto…”

Davanti agli occhi di Guido guizza l’immagine di un vecchio albo a fumetti, con un giovane mingherlino e patriota che diventa Capitan America, questione di un secondo. Poi la chat a senso unico continua: “Pare che Arturo fosse nel comitato direttivo di questo progetto. Non l’hanno detto, ma i poliziotti pensano che… non lo so cosa pensano. Sono appena andati via e si sono portati dietro tutto. C’erano anche due DVD”

Lo sguardo di Guido automaticamente balza dallo schermo del tablet alla porta, che ormai chiude a doppia mandata anche quando è in casa. Anche un segreto militare. Però… “Magari si mettono a indagare su questo, no? Sarebbe buono”, scrive. L’irritazione di Dalia si sente anche attraverso le onde radio, poi lei attiva la chiamata audio e lo investe:

– Buono, eh? Buono un cazzo. Tanto a te che importa? Sono io che sto qui, con questi che frugano dappertutto. Torneranno, magari cercheranno nei muri. E poi c’è il taccuino

Prudente, Guido lo è abbastanza da non chiedere “quale?”.

Lo dirà lei, lo dice subito:

– L’hanno anche trovato nel comodino, ma cercavano altro, appunti recenti che dimostrassero che era stato alla villa o che era andato chissà dove. Non sono andati a leggere indietro di qualche mese, era due mesi fa, ho controllato.

– Ma cosa?

– Appunti strani, li avevo notati ma non li capivo. Come sarebbe volare, o avere le branchie? Stare sott’acqua mezz’ora, un’ora, senza bisogno di respirare, come i delfini? Tutto meno che un poeta, era Arturo, non erano certo domande filosofiche. Se lo chiedeva davvero…

– Ma che importa?

Di nuovo, il tablet sembrò lampeggiare d’irritazione facendo eco alle parole di Dalia.

– Che importa, eh? Uno come lui, che si sentiva onnipotente, invincibile, improvvisamente si trova in un progetto per la creazione del Superuomo, e pensi che non volesse approfittarne? Pensi che non si sia procurato qualche dose sperimentale di quelle sostanze?

– E noi…

– Noi abbiamo gettato in un lago uno che stava facendo esperimenti per poter resistere sott’acqua per ore. Noi lo abbiamo dato per morto perché non respirava… Guido, e se fosse proprio lui a scrivere quei racconti? Se fosse la sua vendetta?

– Basta, Dalia. Ora stai esagerando. Smettila con questa ossessione di Arturo invulnerabile e infallibile. È andata così, è morto, e ora dobbiamo tenere duro, senza farci destabilizzare

Doveva farla smettere, o avrebbe avuto una crisi, magari si sarebbe messa a urlare e ad attirare l’attenzione di qualcuno. Quella chat si sarebbe cancellata dopo un’ora, ma se la polizia aveva messo qualcuno a guardia della casa… Guido rabbrividì: gli faceva più paura Dalia dell’idea che Arturo fosse un superuomo, una specie di uomo-lucertola capace di rigenerarsi. Figuriamoci, assurdo…

La chat era silenziosa adesso. Poi, il led che segnalava che Dalia era online si spense, e Guido chiuse l’app. Era normale che Dalia si trovasse sotto tutta la pressione dell’inchiesta, e che cominciasse a risentirne, ma questa era una storia davvero strana. Fuori e dentro allo stesso tempo, così si sentiva Guido, ed era stato spesso così nella sua vita. Lesse il racconto. Rimase per un tempo indefinito seduto sulla poltrona, con la testa fra le mani. Ripensò alle parole di Dalia.

“Se fosse proprio Arturo a scrivere quei racconti? Se fosse ancora vivo? Se questa fosse la sua vendetta?”

Quella storia non gli sembrava reale, eppure sentiva che gli sarebbe costata cara.

 

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