Piove forte e Guido ha fatto tardi nella visita a quel cantiere in quel posto assurdo, senza combinare niente, perché tanto aveva altro per la testa. Ora deve tornare a Milano col buio, e la pioggia, e la tensione degli ultimi tempi che si fa sentire. Arturo. Dalia. Achab. La polizia. La pioggia, su quella strada provinciale male illuminata, ogni tanto una trattoria in mezzo a quattro case, e lui si fermerebbe anche se poi non dovesse riprendere il cammino ancora più tardi. Ancora venti chilometri a Milano.

Un grosso camion che arriva di fronte lo strappa ai pensieri, passandogli a due spanne e inondandogli il parabrezza di acqua sporca. Guido frena sbattendo le palpebre per riflesso. Per fortuna dietro non c’è nessuno. Cretini come me a quest’ora di qui ne passano pochi, dice tra sé. Cretino di sicuro. Poco a poco ho perso il controllo sulla mia vita.

Dalia non reggerà, pensa. È solo questione di tempo, poi farà una sciocchezza. E poi c’è Achab. Non può essere sicuro che sia lui, quello che aveva investito anni prima, certo, così come non può essere sicuro che fosse lo stesso che lo ha cercato in ufficio. Coincidenze così sfidano qualunque verosimiglianza, eppure più nulla gli sembra incredibile, dopo la morte di Arturo. A volte si sente distaccato da tutto, gli sembra di guardare la sua vita dal di fuori, come un film assurdo. E quando invece l’ansia torna a salire, allora si sente come un animale braccato, che deve sopravvivere. Ogni sera, al termine della giornata, ha la sensazione di salvarsi per miracolo. Devono sentirsi così, pensa, quelli che sfuggono a una catastrofe, a un naufragio, a un incendio. Quelli che per salvarsi la vita camminano sui cadaveri delle persone con cui pochi minuti prima avevano preso il caffè.

Non era un genio, anzi non aveva nessuna caratteristica speciale, ma aveva sempre saputo quale doveva essere il suo prossimo passo e come farlo. Negli studi, fino a specializzarsi in uno dei settori più promettenti e redditizi dell’ingegneria civile, e nella vita privata, con donne che lasciava sempre un minuto prima che il rapporto degenerasse in piccoli e grandi rancori. Non si era mai fatto male nessuno, o meglio quasi nessuno.

Stavolta invece era finito in un casino da cui non vedeva via d’uscita. Quando aveva conosciuto Dalia aveva pensato perché no, una donna bella, interessante, giusta per una storia appassionata ma senza impegno. Sembrava perfetto. Invece lei tratteneva qualcosa di oscuro che era esploso travolgendo la diga che entrambi si erano costruita. Ora che la diga aveva ceduto non c’era più niente da fare, lei è completamente invasa da se stessa, proprio come quel parabrezza inondato di pioggia, e lui…

All’improvviso sul cruscotto il cellulare si illumina e parte SweetDreams, la suoneria degli Eurythmics, che lo sveglia dal suo sonno vigile fatto di pensieri confusi. Di nuovo il numero della reception. Che fa Giulia ancora in ufficio a quest’ora? Guido mette il viva voce, poi riprende saldo il volante con entrambe le mani.

– Pronto ingegnere, la disturbo?

– Buonasera Giulia, affatto, ancora in ufficio? Problemi?

– No, tutto ok, volevo dirle… di quel signore claudicante…

Guido trattiene il respiro

– Sì…

– Ecco, è passato di nuovo, poco fa, e questa volta mi sono fatta dire il nome! Vede che sono brava? Ecco qui… il Dottor Righetti, della Mondo SpA

Per Guido è come tornare a respirare dopo lunghi minuti sott’acqua

– Ah, Righetti! Sì, l’ho sentito sempre solo al telefono, non sapevo zoppicasse!

– Sì, Righetti, ha parlato di una fornitura per cui non ha ancora avuto risposta…oggi mi era sembrato preoccupato ingegnere, così ho pensato di dirglielo subito…

Giulia continua a parlare ma Guido non l’ascolta più, la ringrazia e chiude in fretta la chiamata con la scusa che é al volante. Righetti, della Mondo SpA! Non é quell’uomo, non è Achab, è soltanto un fornitore un po’ insistente! E allora Achab chi è? E gli altri?

Ormai, anche con quella pioggia, manca meno di mezz’ora alla tangenziale. La luna si è alzata, proiettando luce e ombre che in quella strada fiancheggiata da alberi finiscono per peggiorare ancora la visibilità. Senza accorgersene, Guido accelera per il desiderio di arrivare prima. Improvvisamente tra un albero e l’altro vede avvicinarsi un’ombra, che gliene ricorda un’altra di tanti anni prima, ma stavolta no, stavolta l’avrebbe evitato. Sterza bruscamente, frenando troppo per quel fondo scivoloso, e l’auto parte di traverso, incontrollabile, puntando dritto verso un grosso platano, quasi animata di una furia autodistruttiva. Guido continua a girare il volante e a premere il freno, l’auto gira su se stessa più volte, urta lo spartitraffico, poi inizia a rallentare e si ferma con una botta sul guardrail.

Guido batte il petto sul volante ma non si fa troppo male, la cintura lo trattiene. D’istinto gira la chiave, spegne l’auto, urla sono vivo, piange. E all’improvviso vede tutto chiaro.

È Righetti, pensa, non è Achab, non può essere Achab perchè quell’uomo non ha mai saputo il mio nome, non può saperlo, e non può sapere di Arturo e Arturo non può essere vivo, Arturo è sul fondo del lago! E quel gruppo, quelle persone, Penitenziagite, l’avevo letto una volta che ci sono questi gruppi sui social, c’è un sacco di gente pazza sui social, rubano le foto dai profili e poi insultano, deridono, inventano cose, è gente pazza, repressa, li chiamano troll mi pare, sì è di sicuro così, solo qualche coincidenza su cui noi due abbiamo costruito tutto!

Guido ne è convinto ora, quello di Madame Bovary è solo un racconto banale, una storia di amanti come tante, ma non sono loro due, loro due non si sono mai incontrati in un parco, non hanno mai premeditato di uccidere, e Wolverine chi sarà mai, un ragazzotto che legge fumetti, o uno di quegli scemi complottisti, e Jorge la cam girl, sarà una delle tante troiette del web, che c’entra con lui e Dalia, nulla! E anche il racconto di Achab, non parla mai di un incidente d’auto, in realtà non parla di niente! Se l’erano costruita loro, questa follia, con le loro paure, con i loro sensi di colpa, ma ora basta, nemmeno la polizia sa niente, ora lui è vivo, vivo e libero!

Respira a fondo e prova a girare la chiave. La macchina parte. È un po’ ammaccata, un rumore strano proviene dalla ruota davanti, ma parte. Deve solo arrivare a casa, riposarsi, aiutare Dalia a non crollare. Andrà tutto bene, pensa. Non siamo assassini. Non volevamo uccidere Arturo. È stato solo un incidente, un momento di paura, di follia.

Si immette di nuovo sulla strada, ora c’è un po’ più di traffico, pensa, meglio andare piano, l’importante è arrivare, arrivare sano e salvo, lascio che questo camion mi superi, andrà tutto bene, riprenderò il controllo della mia vita. Il camion passa, lui accelera un po’.

In quel momento la gomma davanti esplode, l’auto senza controllo va dritta sul guardrail che stavolta non resiste all’urto, si sfascia, Guido urla, ma di pensare non ha tempo, non ha più nessun pensiero nella testa, urla soltanto no, no, no, poi lo schianto e il buio.

 

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