– Cammarota! Cammarota!

– Sì, commissario, cosa c’è?

Il vicecommissario, imperturbabile, non muove un passo per avvicinarsi all’ufficio del suo capo, e continua a sistemare l’archivio già in perfetto ordine.

– C’è che questo rapporto è una schifezza. Un pasticcio, non si capisce niente. Ma che t’è successo? Ti sei inzallanuto, come mi dici ogni lunedì mattina?

Alla fine la faccia di Cammarota s’affaccia nel vano della porta, con un sorrisetto sarcastico in volto e un sopracciglio alzato, massimo segno di disapprovazione per la turpe pronuncia napoletana del superiore. Il secondo sopracciglio si alza alla vista dei fogli del rapporto disordinatamente sparsi sulla scrivania.

– Tu pensi che qualcuno leggendo questa roba possa capire cos’è successo? Leggi qui: “la prefata, impossessata da un raptus inconsulto, dato di pugno a un trinciante da cucina a lama larga, sferrava un fendente che giungeva solo parzialmente a bersaglio, lacerando gli strati dermici superficiali…” Ma che modo è di scrivere un rapporto? Ci metti una pagina a descrivere una coltellata e poi non dici niente sull’inchiesta… Non si capisce niente!

– E per forza che non si capisce niente, commissario. Quello, il rapporto, a questo deve servire.

– A cosa? A non far capire niente?

– Commissario, ma chi lo leggerà questo rapporto?

– Come, chi lo leggerà? Lo leggeranno eccome: hai dimenticato l’importanza di questo caso? Lo leggerà anche il questore. Anzi, forse…

– Forse lo leggeranno anche i nostri colleghi svizzeri, vero?

Nel frattempo Cammarota riordina e impila i fogli del rapporto.

– Ecco. Sì, non sarei affatto sorpreso. E se lo legge la polizia svizzera, stai tranquillo che lo leggeranno anche i pezzi grossi della Pharmacras.

– E lei, dottore, ha paura di fare una brutta figura con gli svizzeri?

Il mezzo sorriso ora non può sfuggire a Poletti, che improvvisamente capisce.

– Cammarota, che giorno è oggi?

– Lunedì, dottore.

– E perché non mi hai detto che sono inzallanuto? Hai ragione tu, il rapporto è perfetto così. La storia è semplice: la signora ha ucciso il marito, probabilmente con l’aiuto di un complice. Poi s’è resa conto che una sua vecchia fiamma ne sapeva qualcosa, gli ha dato un appuntamento per tendergli una trappola e ha cercato di ammazzarlo. Noi però le avevamo messo il telefono sotto controllo e siamo intervenuti.

– Siamo stati fortunati, no, dottore?

– Già, perché in fondo noi siamo un po’ tonti. Non ci siamo accorti di un sacco di cose… non ci siamo resi conto della relazione della signora con quell’ingegnere…

– E quello di sicuro non ci racconta più niente, è morto l’altro giorno in un incidente stradale appena fuori Milano…

– Ossignore! Un incidente… normale?

– Mah… parrebbe proprio un vero incidente. E se il complice era davvero lui, non lo sapremo mai. Di certo però era l’amante, perché la signora, appena si è svegliata dai sedativi, ha iniziato a chiamare “Guido… Guido… devo parlare con Guido…”

– E poi?

– E poi quando ha saputo che era morto è come impazzita. Ha iniziato a dire che è stato il marito, che l’ha ucciso lui, che il marito è ancora vivo, che è diventato un superuomo, una specie di supereroe…

– Evidente che la signora punta all’infermità mentale, quanta gente ho visto impazzire al momento giusto, Cammarota… certo, quella storia del progetto Lizard è ben strana… e finchè non si trova il corpo, qui un morto non c’è, e quindi nemmeno un’assassina…

– La cosa più ironica, Commissario, è che Arturo Freddi a quanto pare aveva comunque poco da vivere… alla vedova inconsolabile sarebbe bastato aspettare, ma evidentemente non lo sapeva. Legga qui, arrivato un’ora fa dalla postale. Ci hanno messo più del previsto perché il nostro usava password piuttosto creative, ma ora abbiamo tutte le sue mail…

Poletti prende in mano il fascicolo e lo sfoglia senza leggerlo, mentre continua ad ascoltare il riassunto di Cammarota.

– Il tumore al pancreas non perdona, tutti i referti erano nel suo Google Drive, ricevuti un paio di mesi prima della scomparsa. La postale ha analizzato anche la navigazione web di Freddi in quel periodo. Per qualche settimana non ha fatto che cercare freneticamente tutte le informazioni possibili sulle cure, anche nel deep web. Poi all’improvviso più nulla.

– Poveraccio, si sarà rassegnato.

– Freddi non era il tipo d’uomo che si rassegna, Commissario.

– Quando la morte ci guarda in faccia ci rassegniamo tutti, Cammarota. C’è altro che devo vedere?

– Sì, questo.

Cammarota prende dalla scrivania un oggetto chiuso in un sacchetto di plastica.

– Le ricerche nel lago sono ancora in corso, i sommozzatori stanno guardando ovunque. Non abbiamo ancora il corpo, ma forse abbiamo l’arma…

– Che è quest’affare, Cammarota? Pare una lucertola.

– Un fermacarte. È stato troppo tempo in acqua perchè ci siano tracce, ma di sicuro proviene dalla villa dei Freddi. Guardi sotto…

– Dirigente dell’anno 2017, premio progetto Lizard!

– Proprio quello! E sì che avevamo trovato i DVD…

– Decisamente la signora è nei guai. E poi c’è Carlo Olmi, con quella sua banda di scrittori da strapazzo su… come si chiama…

– Penitenzigite, commissario.

– Sì, quelli che scrivevano racconti sugli sconosciuti. Lo credo che la Parenti ha perso la testa, hai letto quei racconti? Sembra che conoscessero un sacco di cose, eppure abbiamo torchiato Olmi e ha giurato che nessuno tranne lui conosceva la Parenti, e che lui stesso non sapeva nulla del delitto.

Immergendo la mano in un mucchio di carte e ritagli di giornale, il commissario Poletti ne estrae magicamente una cartella con su, in precisi caratteri tracciati con inchiostro rosso, il titolo Penitenziagite. La apre e comincia a sfogliarne il contenuto.

– Ecco, Cammarota, ma ti pare possibile? Leggi, questo sembra che sapesse del Progetto Lizard…

– Commissario, ho letto tutti i racconti mentre li stampavo. Gli scrittori sono gente pericolosa.

– Già. Però, diciamo la verità, senza di loro noi non saremmo riusciti a risolvere il caso, no? Se Sherlock Olmi non avesse scelto la sua ex per il loro gioco la verità forse non sarebbe mai venuta alla luce.

– Eh, pure i social, non solo gli scrittori, sono una cosa pericolosa, commissario… metta le due cose insieme… sa che ora il profilo della Parenti è bersaglio di una shit storm?

– Una scichè?

– Una tempesta di… insulti. Maledetta, assassina, e molto peggio. Sarebbe bene chiudere il profilo… l’odio genera odio…

– Magari hai ragione, Cammarota. Però, vedi, sarà orgoglio, ma non riesco a capacitarmi che quegli sciroccati, senza sapere niente, solo scrivendo le loro scemenze, siano arrivati più vicini di noi alla verità… Eppure, ci sono stati dei casi anche più strani. Ricordi quando quella sensitiva indicò dove trovare l’auto dove c’era quella ragazza morta?

– La Busi?

– La Busi, esatto. Lei disse in che punto la macchina era caduta nel lago, no? Tu eri già qui a Como, vero?

– Sì, commissario – il tono di Cammarota è quasi seccato – ma non è che per indicare quella curva ci volesse una veggente. Sa quanti incidenti…

– No, Cammarota, per favore, le statistiche no. Fatto sta che lei disse che quella ragazza, Chiara, era in quel punto del lago, e c’era davvero. Me lo raccontò il mio predecessore quando mi passò le consegne. E se i “penitenti” fossero un po’ dei veggenti? O, meglio, se quello che la gente pubblica su Facebook fosse sufficiente per ispirare le persone più intuitive? In fondo si dice che l’intuizione sia l’elaborazione inconscia di informazioni…

Cammarota scuote la testa senza rispondere e Poletti si lascia andare sulla poltrona, nella sua posa alla Nero Wolfe, con un sospiro.

– Ah, Cammarota! Quando arriverà il Social Crime noi non serviremo più a nulla, indagherà la gente qualunque, tirando a indovinare… ecco come finirà… l’ha letto il giornale?

– Commissario, sta per caso diventando appassionato di social, ora? Ma quella, lo sanno tutti, è una bufala. I giornali hanno già smentito. Non si sa nemmeno se in Cina esista davvero. Però ha ragione, Facebook è uno strumento potente. Forse più di quanto si possa prevedere o immaginare… ma se io scrivessi nel rapporto tutte queste cose, cosa direbbero il questore e gli svizzeri? Ci crederebbero?

– No, penserebbero a delle fonti di informazione più… convenzionali. Vorrebbero assicurarsi che nessuno sappia dei loro progetti segreti. Interverrebbero i servizi, ci toglierebbero il caso e ci passerebbero al setaccio, troverebbero e interrogherebbero tutti quei “penitenti”, per questa creatività ai limiti della chiaroveggenza, poi vaglielo a spiegare agli svizzeri… un sacco di fastidi…

Il commissario riprende in mano il rapporto, s’inclina all’indietro sulla poltrona e fissa il suo vice, imitandone involontariamente il sorriso.

– Un rapporto perfetto, Cammarota. Ottimo lavoro come sempre. Ah, come dicevi che si chiama, quella cosa? Penitenziagite? Penitenziagite…

 

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